Prove di computer - Osborne 1


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Introduzione
Chi ha l'avventura d'imbattersi oggi in un esemplare di Osborne 1, stenta a credere che un tale catafalco potesse essere considerato un'idea geniale.
Un sistema che pesa dieci chilogrammi abbondanti, con un video piccolo piccolo e che per funzionare decentemente ha bisogno di una presa di corrente, sembra non abbia nessun diritto di definirsi un computer portatile. E invece viene citato da molti come il primo computer portatile della storia.
La gente aveva voglia di mobilità e non poteva accontentarsi di scatolotti quali il VIC-20 o lo ZX81 da attaccare ad una televisione posticcia. Ma soprattutto aveva voglia di portarsi appresso un calcolatore "vero" con tutti i programmi di produttività che esistevano nel mondo informatico conosciuto, che poi erano i word processsor e i tabelloni elettronici.
Sul mercato non c'erano concorrenti; al massimo si poteva optare per un bel HP 85, ma il sistema della Hewlett-Packard costava una cifra ed era specializzato in programmi scientifici. Era, in poche parole, meno versatile.
Ma qualsiasi recensione del modello Osborne 1, sia essa d'epoca, oppure compilata più recentemente da qualche appassionato, insiste su una caratteristica: l'Osborne 1 sta sotto il sedile di un aereo. Questa fissa deriva dal fatto che il computer veniva venduto proprio con questo tipo d'enfasi.

Un po' di storia
L'idea di Adam Osborne, un tecnologo/giornalista con grandi interessi nell'informatica, è quella di produrre qualcosa di mai visto (e c'è riuscito in pieno) che si vendesse come il pane (questa non l'ha azzeccata per niente) e che diventasse "il sistema" per tutti gli operatori che avevano bisogno di mobilità.
Per realizzare il tutto Osborne punta sul software. Il suo sistema deve essere compatibile con la più vasta libreria di software esistente (ecco allora la scelta del CP/M) e deve essere fornito con i programmi. Aldilà delle innovazioni hardware e delle idee ingegneristiche, quella di considerare come oggetto primario il software in un mondo che vedeva la gente comprarsi i sistemi equipaggiati con il Basic e poi il software se lo dovevano creare da soli, è una vera rivoluzione!

L'Osborne 1 della Osborne Computer Company (OCC)

Adam Osborne fonda nel 1970 la Osborne & Associates come ditta di consulenza nel settore dell'elaborazione elettronica. Scrive molti dei testi cult nel settore dei microcomputer prima di fondare nel gennaio del 1981 la Osborne Computer Company (OCC). Che avesse le idee chiarissime su cosa voleva realizzare, probabilmente rimuginate per un certo tempo, lo dimostra il fatto che già nello stesso anno esce l'Osborne 1. L'annuncio viene fatto dallo stesso Adam con un articolo sulla rivista Microcomputing del maggio 1981.
La prima versione della macchina viene venduta a circa 1800 dollari con una dotazione di software che a fare i conti costa altrettanto. Sarebbe come dire: "comprati il software che poi il sistema te lo regalo io", o viceversa, se preferite. Se si pensa che l'unico sistema professionale portatile era l’IBM 5100 che costava all'incirca 20.000 dollari, ci convinciamo che l'Osborne 1 determina un cambiamento dal punto di vista del marketing decisamente radicale. In Italia, grazie alla cupidigia degli importatori il prezzo raddoppiava oltre i quattro milioni di Lire, tasse comprese, anche se il rapporto prezzo/prestazioni rimane al di sotto di analoghi prodotti.
Il prezzo scese fino a 995 dollari nel 1983, nel tentativo di svuotare i magazzini che si stavano riempiendo di invenduto in maniera preoccupante.
L'impresa di Mr. Osborne, dopo l'insperato successo iniziale, non durò a lungo e la Osborne Computer fu costretta a chiudere a meno di due anni dalla sua fondazione. Qualcuno dice che questa debacle fu dovuta più all'imperizia del marketing che ad un vero fallimento dell'idea, ma il fatto resta e ora l'Osborne 1 è uno dei sistemi più concupiti sul mercato del retrocomputing, proprio per la sua relativa rarità. Qualcuno stima in 12000 il numero di Osborne 1 venduti, altri parlano addirittura di 130000; francamente la prima ipotesi ci pare più realistica.
Gli altri comunque non se ne stavano a guardare e varie aziende cominciarono a progettare computer trasportabili spingendo su quelle caratteristiche che erano considerate un miglioramento rispetto all'idea di Osborne. Un esempio è il Keypro 10 che era dotato di un video molto più confortevole. Tutto finì con l'uscita del primo IBM compatibile trasportabile e lo costruì niente meno che la Compaq.
Marchiati Osborne 1 si trovano due versioni: l'originale e quello siglato 1a che ha un colore del case più chiaro e qualche altro piccolo miglioramento.
Prima della bancarotta la OCC riuscì a far uscire altri due modelli: l'Executive e l'Executive II. Si tratta sempre di sistemi portatili, evidentemente l'amico Adam aveva in mente un preciso modello di calcolatore. Appare evidente, nei modelli successivi al primo, che vengono utilizzati i proventi della vendita del modello originale per migliorare le caratteristiche e non solo estetiche del sistema. L'Executive allarga un po' il display (7'') e risparmia spazio usando drive a mezza altezza, raddoppia la RAM portandola a 128K, amplia lo spazio di storage sui floppy, aggiunge una seconda porta seriale e un'altra IEEE-488 e adotta la versione 3.0 del CP/M.
L'Executive 2 cambia ancora il layot del frontale riunendo i due floppy a sinistra del monitor e prevedento sulla destra l'uscita dell'aria forzata da una ventola. Evidentemente il sistema cominciava a scaldare... Certo che la scelta progettuale di mettere la ventola in faccia all'utilizzatore non ci sembra particolarmente felice...

La trasportabilità è il must con il quale si cerca di vendere l’Osborne 1 nel mondo. Qui la pubblicità della IRET informatica, importatore italiano.
La trasportabilità è il must per la OCC

Infine il famoso Vixen (chiamato anche Osborne-4), la macchina killer del portable IBM, della quale rimangono solo alcune foto dei prototipi1, si sarebbe adeguata al monitor 24x80 a standard DOS. Certo deve essere spiaciuto parecchio ad Osborne dover ammettere che la sua visione di uno standard industriale basato su Z80 e CP/M, ribadita meno di due anni prima nell'articolo che abbiamo citato, era stata superata dall'affermazione dello standard x86/DOS.
La costruzione del modello Vixen fu complicata dal fatto che Adam Osborne non voleva abbandonare del tutto la strada dello Z80 e del CP/M che avrebbe potuto essere ancora vincente per qualche anno, pretendendo di costruire un sistema a doppia CPU. Non che la cosa fosse impossibile naturalmente, solo che erano necessari molti investimenti in ricerca e sviluppo e forse la OCC non se lo poteva ancora permettere. La Compaq, la prima ditta indipendente a far uscire un sistema con BIOS compatibile, si dice abbia speso un milione di dollari solo per realizzare legalmente un clone del software di base.
La capacità produttiva della OCC aumentò fino a 500 sistemi al giorno con discreti successi nelle vendite anche grazie a promozioni che prevedevano ad esempio il regalo del software dBase II della Ashton-Tate a chi comprava un Osborne prima di una certa data.
La capitalizzazione della società in borsa attirò numerosi investitori, ma questo non bastò a salvare la ditta. Nel 1983 la Osborne Computer Company chiude per bancarotta, qualcuno dice per effetto di un inopportuno annuncio dello stesso Adam sulla volontà di produrre un portatile IBM compatibile, che avrebbe dovuto chiamarsi Osborne PC. Come si vede il nostro era fissato con il suo nome... la mossa ebbe l'effetto di fermare del tutto le vendite dei modelli basati su CP/M e la ditta rimase con il magazzino pieno e nessuno che voleva acquistare un sistema che sarebbe diventato subito obsoleto. Un'altra colpa che gli analisti finanziari imputano alla società è quella di avere sacrificato la qualità per rincorrere il record di macchine costruite. Questo cominciò a pesare sui profitti per colpa dei costi crescenti dovuti ai rientri in garanzia.
Il nome Osborne aveva comunque ancora un mercato e fu comprato da una ditta finlandese, la Mikrolog Ltd che costruì cloni PC vendendoli sotto il marchio del più famoso esperto di microinformatica degli USA.
È sorprendente vedere come gli americani conservano nelle difficoltà la loro ironia. Adam Osborne riuscì a ricavare dei profitti anche dal crack della sua società, sia vendendo il suo nome e sia scrivendo un libro sulla vicenda (Osborne, Adam; Dvorak, J. C. (1984). Hypergrowth : the rise and fall of Osborne Computer Corporation. Idthekkethan Publ. Co. ISBN 0-918347-00-9).
Un'analisi finanziaria molto particolareggiata si può leggere sulla rivista CREATIVE COMPUTING (vol. 10, n. 3 / Marzo 1984 / pagina 24).

Primo approccio
La valigia di plastica rigida di colore beige, sagomata un po' asimmetricamente con una robusta maniglia per il trasporto si appoggia volentieri sul tavolo dopo averla trasportata per qualche decina di metri. Le dimensioni reali del computer sono: 51 x 32,5 x 22,5 cm e il peso esatto è di 10,2 Kg.
Dieci kg abbondanti non sono proprio una piuma e onore va a coloro che questa macchina se la sono scarrozzata avanti e indietro fra un aeroporto e l'altro. Una delle frasi che dovevano suggerire la praticità della soluzione era quella che il sistema stava comodamente sotto il sedile di un aereo. Una vistosa scritta in rilievo "Osborne" marchia in maniera inconfondibile l'oggetto.
L'idea di una generale robustezza è reale, non fosse solo che per il peso, ma anche l'attaccatura della maniglia che assomiglia un po' a quelle maniglie da magnetofono di marca Geloso diffusi in Italia negli anni sessanta/settanta.
Due serrature a scatto liberano il fondo che si scopre essere una tastiera con tanto di cavo spiralato da attaccare al corrispondente connettore posto sul frontale della macchina, che è poi il lato contrapposto alla tastiera. Quest'ultima, ad onta del fatto che un sistema portatile dovrebbe costruire i suoi elementi con un'attenzione incredibile al contenimento di peso e dimensioni, è piuttosto spessa e pesante, anche perché poi, essendo il fondo di questa magica valigia, deve portarsi appresso il peso del resto del sistema. Un altro motivo che giustifica la robustezza della tastiera è il fatto che il corpo macchina viene appoggiato su di essa durante l'uso, per rendere ergonomica la visione del display.

Vista frontale del sistema pronto all'uso.

Sul frontale della macchina, che appare di colore scuro, si nota al centro il display CRT da 5'' e ai due lati di questo due drive per floppy da 5,25''. Dato che i drive non occupano tutto lo spazio, il geniale Osborne o chi per lui, ha avuto la brillante idea di mettere sotto ogni drive una fessura aperta dalle dimensioni giuste per portare una decina di floppy ciascuna.
Collegata la presa di corrente una sobria schermata di benvenuto invita ad inserire il floppy del sistema operativo e premere Return nel primo drive, che è quello a portata della mano destra, individuato dal CP/M con la lettera "A".
Il sistema della OCC non prevede nessun linguaggio in ROM, per il semplice fatto che è visto più come macchina di lavoro che come sistema di sviluppo. Il Basic è comunque presente nel software in dotazione e l'adozione del CP/M lascia aperta la strada a molteplici soluzioni in questo senso.
Al termine della fase di Boot, la durata della quale è nella media di questo tipo di sistemi, il monitor, che presenta una nitidezza veramente apprezzabile, si anima per dichiarare la presenza del software di sistema e offre un menù nel quale si può scegliere la funzione, oppure arrangiarsi e lavorare da sistema operativo, scelta certo più interessante per noi retrocomputeristi.
Il classico prompt "A>" del CP/M, che così bene conosciamo, ci accoglie.
Siamo pronti ad esplorare le due unità e a lanciare il classico WordStart della MicroPro per provare la praticità d'uso di un simile assemlamento di ferraglia.
A parte il rumore dei floppy un silenzio che, visto dall'alto dei nostri potentissimi e rumorosissimi sistemi desktop di oggi, appare addirittura irreale.

Hardware
Com'è facile immaginare dalla presenza del CP/M, il sistema si basa su una piastra madre con Z80 a 4 MHz.
La dotazione di RAM è massima e cioè di 64 Kb. Una ROM di appena 4K si occupa del controllo hardware e del bootstrap.
La CPU è coadiuvata da due chip dedicati all'IO; si tratta di un 6821 per l'IO parallelo e il controllo del video e di un 6850 per i collegamenti seriali. Il controller floppy è un MB8877A.
Oltre ai caratteri ASCI sono previsti una trentina circa di simboli semigrafici realizzati su una matrice di 10x8 pixel. Questo supplisce un po' alla mancanza di grafica ma è comunque abbastanza poco per chi volesse lanciarsi nel mondo dell'alta risoluzione ed è comunque inferiore alle capacità che altri sistemi offrono (ad esempio l’Apple II).
La costruzione del dispositivo è modulare con generosi profili metallici che ingabbiano le varie componenti in un telaio di materiale plastico, evidentemente per limitare il peso. Ogni elemento può essere disassemblato e sostituito come un tutt'uno, scollegando pochi cavi di connessione.
La memoria di massa è costituita da due drive floppy da 5,25'' ad altezza intera, con la classica levetta di chiusura e altrettanto classico led rosso che si accende durante l'accesso all'unità.
La sezione video viene governata da un chip che colloquia con la CPU e durante il ritorno di quadro. Una soluzione sufficente per attività di visualizzazione di testi, ma poco performante nel caso si volesse spingersi nella grafica. La dimensione dichiarata di 5'' si concretizza in un rettangolino davvero minuscolo: 8.75 x 6.6 cm!

Vedi l'immagine ingrandita
L'esploso mostra come la macchina viene assemblata.

È possibile collegare un monitor esterno, scelta sicuramente benedetta per coloro che lo utilizzassero come postazione fissa. Anche il monitor esterno comunque non visualizza le 80 colonne, ma si comporta come una copia in grande di quello interno, evidentemente la gestione di due risoluzioni video avrebbe comportato grosse difficoltà nella progettazione e ricordiamo che l'Osborne 1 è stato progettato e costruito in meno di sei mesi.
Le porte di comunicazione sono accessibili sul frontale e comprendono una porta proprietaria per collegare un modem, una IEEE-488, una seriale RS-232 e una parallela Centronics.
L'interfaccia IEEE-488 è sparita da tempo nella dotazione dei sistemi di calcolo personali. Si trattava di un'interfaccia di tipo parallelo a bus che veniva usata per connettere in cascata diversi dispositivi. L'uso si era diffuso grazie alla sua adozione da parte di HP che la usava in tutti i suoi strumenti di calcolo e misura.
Il modem è opzionale, infatti la porta predisposta sul frontale è solo il connettore di una seriale appositamente supportata dal sistema operativo. Il modem Osborne s'inserisce nel vano sotto il drive di sinistra e si collega alla porta tramite un corto cavo flat. La velocità di comunicazione è settabile da software dai 300 ai 1200 baud; velocità superiori sono possibili ponticellando opportunamente la piastra madre, come il manuale tecnico spiega dettagliatamente.
Un'altra opzione è la dotazione di drive a doppia densità che, oltre ad aumentare la capacità di storage, apre la strada alla compatibilità con formati diversi dei sistemi più diffusi all'epoca negli States.
Nella parte posteriore (che poi diventa il lato "sopra" della valigia) si trova un vano che nasconde il cavo di alimentazione e l'interruttore di rete, oltre che a un connettore per attaccarci delle batterie che sono comunque esterne. Le batterie opzionali non sembra abbiano avuto grande successo e infatti non si trovano informazioni in rete. Accanto all'interruttore di alimentazione un vano porta fusibili permette di sostituirlo in caso d'intervento della protezione.
La mappa video occupa gli indirizzi da F000 a FFFF e quindi, almeno in via teorica, permetterebbe una gestione più ampia di quella proposta.

Uso del sistema
L'impressione che l'ideatore abbia tarato la macchina sulle sue esigenze di scrittore mobile è confermata dalla dotazione di porte di comunicazione e dalla disponibilità di software per la scrittura e il calcolo.
Sul frontale trovano spazio i controlli per la luminosità e il contrasto video e il pulsantino per il reset (i sistemi progenitori dei PC attuali richiedevano frequenti azzerramenti per un motivo o per l'altro).
L'unica seria limitazione di questo progetto è in definitiva la dimensione del CRT che non permette la visualizzazione delle 80 colonne, cosa che si rivela poco più che fastidiosa nella gestione ma francamente intollerabile nell'uso del word processor. Dobbiamo dire che i progettisti hanno previsto la possibilità di scrolling del video usando i tasti cursore disposti a croce sulla tastiera o in alternativa uno scroll automatico quando il cursore supera una certa colonna. Questa impostazione si effettua tramite un programma di setup che prevede anche la scelta della porta e del tipo di stampante e altre impostazioni che possono rivelarsi molto utili, come ad esempio la ridefinizione dei tasti sul tastierino numerico.

Il CP/M sta per essere caricato...   ... ed eccolo qui, pronto ai nostri comandi

Pur nella limitazione delle dimensioni si sono volute conservare le 24 righe classiche sul video e la limitazione in larghezza prevede 52 caratteri contemporaneamente visualizzati sulla riga. Il CRT è di ottima qualità e le ridotte dimensioni contribuiscono ad una perfetta messa a fuoco, ma nonostante questo sarebbe stato preferibile una scelta di un numero inferiore di righe sullo schermo.
La tastiera è nella media, senza infamia e senza lode. Le dimensioni garantiscono la giusta distanza fra i tasti e la presenza del tastierino numerico a supporto delle attività di data entry. Visto lo spazio disponibile ci sarebbe stato comodamente qualche tasto aggiuntivo.
Lo spessore della tastiera è invece un po' invalidante perché obbliga a tenere alzati i polsi dal tavolo, posizione che alla lunga stanca, come tutti sanno benissimo.
Le due unità magnetiche utilizzano una formattazione single side con capacità di circa 100 Kb per floppy.
Il software in dotazione prevede una serie di utility a corredo del sistema operativo e l'interprete MBASIC della Microsoft. Come BASIC compilato il sistema adotta il CBASIC della Digital Research, piuttosto che il compilatore della stessa Microsoft. I due programmi di punta sono il già citato WordStar della MicroPro e SuperCalc che è un classico spreadsheet che gestisce circa 250 righe di 64 colonne. Questo non sembra un'eccessiva limitazione, dato che si sta parlando di un sistema del 1981!
Se si acquista il modem opzionale si viene in possesso del software COMM-PAC approntato dalla stessa OCC per la comunicazione con le banche dati.

Conclusioni
Un sistema curioso e sicuramente interessante questa realizzazione di Osborne. Una macchina costruita per il lavoro che si dimostra adatta allo scopo, anche se con le limitazioni che si sono dette. Dal punto di vista del retrocomputing è una pietra miliare che non può mancare nella collezione di un appassionato.

Marzo/Aprile 2007, Sonicher

 

1 In realtà il Vixen fu prodotto e venduto nel 1985 dopo che l'azienda fu riacquistata (it.comp.retrocomputing). (↑)